Federico Tisa

Visita Interiora Terrae

Italia, 2014

La parola eremita deriva dal greco ἐρημίτης (erēmitēs), che a sua volta deriva dal ἔρημος (erēmos), che significa “deserto”, “disabitato”, perciò “abitante del deserto“.. L’eremita trascorre una vita interamente dedicata alla lode di Dio e all’amore e, attraverso la penitenza e la preghiera, anche al servizio di tutta l’umanità. Nell’XI secolo, la vita dell’eremita ottenne il riconoscimento come percorso legittimo e indipendente per la redenzione. In Italia fu soprattutto Papa Celestino V a promuovere la pratica dell’eremitismo. Oggi i cattolici romani a vocazione eremitica possono vivere la loro vita monastica come eremiti appartenenti ad un ordine religioso cenobitico (per esempio i benedettini, i cistercensi, i trappisti) o in un ordine religioso orientato verso l’eremitismo (per esempio i certosini o i camaldolesi) ma in entrambi i casi sotto l’obbedienza al proprio superiore religioso. Nella chiesa cattolica gli istituti di vita consacrata hanno propri regolamenti riguardanti i loro aderenti con una vocazione alla vita eremitica, e questi devono ottenere il permesso dei loro superiori per passare da un percorso religioso comunitario ad una vita eremitica. Secondo Il Codice di Diritto Canonico gli eremiti restano membri del loro ordine religioso e quindi sotto l’obbedienza al proprio superiore religioso. Ogni eremita consacrato è vincolato dalla legge della carità e alla legge del lavoro, devono quindi guadagnarsi da vivere con tutti i mezzi disponibili che siano compatibili con l’insegnamento cristiano.

“…L’eremita, nell’immagine che ci è familiare, evoca il deserto, la solitudine, la grotta. La separazione dal consorzio umano per una radicale ricerca dell’assoluto. Questi tre elementi…sono delle pure metafore, segni di spazi interiori. La solitudine è simbolo di un cammino necessario per il superamento dei centri di rumore e di agitazione che sono propri dell’uomo….la mente vive immersa in un frenetico fluire di idee, le une aggrovigliate alle altre. Queste si susseguono, si suddividono, si incrociano, si moltiplicano e si dissipano come un turbine indomabile. L’eremita sosta in silenzio nel centro di questo ciclone…comprende che tutto il bagaglio di idee non costituisce il suo vero io, allora scende più profondamente in se stesso, nella sfera dell’emotività. Lì trasalisce, scoprendosi immerso in una marea ascendente di: amori, rancori, speranze, disperazioni, odio, entusiasmo, gioia e sconforto. In mezzo a questo turbine l’eremita si domanda ancora: “Dov’è il mio vero io?”…L’Alchimia ha lasciato un motto che costituisce l’indeclinabile consegna dell’eremita “Visita interiora terrae, rectificando invenies occultam lapidem” (Scendi cosciente nel seno della Terra, riordinandoti troverai la pietra occulta)…”

“L’oro non è nelle nuvole, ma nella terra calpestata dai piedi”.

(Padre Giovanni Maria Vannucci)

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